Mi chiamo Piera e faccio semplicemente vino

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Si presenta così Piera Martellozzo, titolare dell’omonima azienda di San Quirino (PN) che nasce da una storia di oltre cent'anni e ha avuto uno sviluppo costante fino a raggiungere eccellenti livelli di qualità e di cura dell'immagine.

Abbiamo intervistato proprio l'attuale protagonista, Piera Martellozzo, che attribuisce questa cura e sensibilità nei confronti del prodotto alla predominante presenza femminile in azienda. Riconoscendo come la differenza, nel mercato odierno, la faccia il saper comunicare emozioni, Piera è convinta che la prima cosa che i suoi collaboratori devono trasmettere «è emotività, perché i vini, oggi come oggi, li producono un sacco di aziende e il livello qualitativo è cresciuto tantissimo in Italia. Quindi la differenza sta proprio nella parte emozionale, nella parte umana dell’azienda».

La protagonista

La storia vitivinicola dei Martellozzo nasce nel 1899 e l'avventura di Piera, come egli stessa ci ha raccontato, ha inizio nel 1992 con un passaggio di consegne emblematico da parte di suo padre, Mario Martellozzo. «Il passaggio generazionale è stato dal mio bisnonno al nonno, poi a mio padre e infine a me. Una domenica sera mio papà  mi chiamò e mi disse "vieni qua che ho bisogno di parlarti". Cominciò il patema d’animo. "Che cosa ho combinato questa volta" pensai... Quando arrivai lì, abbastanza tesa, mio papà mi disse "siediti che io e tua mamma ti dobbiamo dire una cosa molto importante". Prese letteralmente le chiavi dell’azienda e me le mise in mano dicendo "da domani mattina l’azienda la gestisci tu"».

Piera continua con una punta di commozione il racconto rivivendo l'emozione di allora. «L’impatto è stato molto forte perché io del mondo del vino conoscevo ancora poco. Quindi il partire dal giorno dopo a gestire un’azienda mi creava non poca ansia. Quella notte ricordo di aver pianto tantissimo. Piangevo sia per la preoccupazione di che cosa fare sia per orgoglio. Orgoglio perché sono l’ultima figlia di tre e non avrei mai pensato che la gestione dell’azienda arrivasse in mano a me. Purtroppo, nonostante la disponibilità a darmi dei consigli, è successo che un anno dopo mio papà si è ammalato e quindi la responsabilità è piombata di fatto e completamente su di me».

Le strategie imprenditoriali

Certo Piera non si è persa d'animo e ha saputo rinnovare l'azienda compiendo scelte coraggiose, dandole un'impronta fortemente personale e riuscendo a conquistare anche i mercati esteri. La prima decisione è stata quella di approcciare il mondo della distribuzione moderna trovando il modo per distinguersi visto che all'epoca in Italia c'erano oltre un milione di aziende che a vario titolo producevano vino o che si potevano chiamare aziende vinicole. «Dovevamo tirar fuori qualcosa di diverso rispetto agli altri e abbiamo cominciato a rispolverare tutti quei vitigni che erano dimenticati o poco presenti negli scaffali. Parliamo ad esempio di Incrocio Manzoni o di Müller-Thurgau. Quella è stata la chiave di svolta». L'azienda si è poi distinta anche nella proposta di vini da coltivazione biologica, all'epoca in cui pochi se ne occupavano, fino a diventare uno dei più importanti produttori del settore.

Il territorio e i vini

L'azienda è nata in Veneto e una decisione ambiziosa è stata quella di portarla in un territorio difficile, ma anche capace di donare ai vini caratteristiche particolari: la zona del Grave del Friuli, un territorio morenico, magro, in un ambiente piovoso con un suolo ricco di minerali. Come conferma la stessa Piera «i vini di questi territori hanno una buona propensione alla mineralità, buona salinità e sapidità perché l’influenza della brezza marina arriva fino ai piedi della montagna. Queste viti soffrono tantissimo quando producono perché non hanno terra e nella loro sofferenza danno vini che sono carichi di profumi, quindi con un bouquet molto intenso, una giusta corposità e un giusto tenore alcolico».

Per approfondire: www.pieramartellozzo.com

[Nelle foto Piera Martellozzo all'interno della sua azienda]

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